sulle dolomiti con la fujifilm xt3 e il solo fujinon 16-40 f4 

di cesare re

Sulle Pale di San Martino, al solitario Col dei Becchi (2040 m). La Fuji XT3, con l’ottica Fujinon 16-80 f4 ois wr (24-120 equivalente). L’altro è il mio zainetto rosso. L’attrezzatura è decisamente leggera e facilmente trasportabile nello zaino, avvolta in qualche capo di vestiario. In genere, però, la tengo comodamente a tracolla. 

Questo 16-40 è un buon tuttofare 

Una quindicina di escursioni a cavallo (a piedi eh, non sul quadrupede), tra Veneto, Trentino e Alto Adige. Foto pubblicate sui social: zero, per ora. Bene così, direi. Mi son sentito molto libero. Ho pubblicato, però, molte immagini su web, per articoli su Montagna.TV, il portale con cui collaboro, per la realizzazione di itinerari e per la mia rubrica Fotografare in Montagna. Poi, magari, qualcosa apparirà. Fotograficamente parlando, oppure…in “coscienza fotografica”, oppure come “elucubrazione fotografica”, posso allegramente affermare che ho scattato la maggior parte delle foto con la Fuji xt3 e il Fujinon 16-80 F4 (24-120 equivalente). Leggera (solo 440 grammi), maneggevole con file di alta qualità, ben pubblicabili su riviste e libri con carta patinata. Mi piace utilizzare la simulazione pellicola Fujichrome Velvia, la diapositiva cui sono più affezionato d della quale ho parlato in diversi articoli, su questo sito. La Nikon D850, che pesa come un macigno, è rimasta a riposo. L’ottica mi ha stupito molto, per qualità di immagine e per solidità costruttiva. Fuji la dichiara come “resistente alle intemperie”, tropicalizzata, come si dice in gergo fotografico. L’escursione focale la rende ottima come lente singola, per scarpinare in montagna. Tra l’altro la messa a fuoco minima è di circa 30 cm e consente, quindi, di includere primi piani ravvicinati nella composizione. A 80 mm è possibile anche fotografare i fiori, con discrete capacità di close up. A 16 mm è possibile scattare immagini con soggetti in primo piano, come fiori o rocce, e le cime sullo sfondo. Con altre ottiche, tipo il 18-135, la cosa è più complicata, in quanto la messa a fuoco minima è di circa 50 cm e non consente inquadrature grandangolari di questa tipologia. L’ottica è stabilizzata e consente, secondo la casa, di scattare con tempi di posa inferiori di ben 6 stop. 

 

Panoramica delle Pale di San Martino, dalla cima della Cavallazza Grande. Al centro si erge il Cimon della Pala, come un fulcro tra tante cime di roccia dolomitica. La panoramica è stata ottenuta con l’unione di 16 scatti orizzontali, con la tecnica dello stitching. Se ti interessa approfondire la cosa, ne ho parlato nella mia rubrica “Fotografare in Montagna”, sul sito di Montagna.TV, in questo articolo: La Fotografia Panoramica di Montagna, con la tecnica dello Stitching 

Lunga escursione verso il rifugio Puez, nel Parco Puez Odle. Il laghetto di Crespeina. Non sempre è ricco d’acqua, a volte è poco più di una pozza. L’uso di focale lunga ha compresso leggermente i piani, rendendo le cime più incombenti. Usare una sola ottica limita il depositarsi di polvere, terra sul sensore, durante il cambio dell’ottica, soprattutto in giornate ventose, situazione frequente in montagna.  

Tre immagini della Valle di Sant’Anna che da Ortisei, in val Gardena consente di salire verso il Parco Puez Odle, con un lungo avvicinamento nel bosco, osservando scenari veramente poco consueti, con un’estetica propria e fortemente peculiare. Non sembrano neanche foto scattate sulle Alpi, tra acqua rossa, radici e la forma di roccia del Campanile di Cuecenes, nella zona del massiccio della Seceda. Si, proprio lui, quello famoso per l’Over Tourism del 2025. Qui, però, sono lontano dalla funivia e dal caos, dal curioso tornello e dalla musica a palla. Tutto bene, quindi, con questa ottica? Sicuramente si. Qualità elevatissima, buona escursione focale, minima distanza di messa a fuoco molto interessante anche per foto in primo piano, buona trasportabilità, buona luminosità di f4, tropicalizzata, robusta. Bene anche la non più giovane XT3, anche se la mia testa e il mio occhio faticano ad abituarsi al mirino elettronico. 

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