fujichrome velvia 50 

di cesare re

Il Lago di San Martino, con il Monte Bianco che si riflette nelle sue acque. Il lago si trova in Valgrisenche, mente la cime del Monte Bianco è poco più lontano. L’utilizzo di un teleobiettivo, ha avvicinato la cima, grazie all’effetto prospettico della compressione dei piani. Nikon F 5, Nikkor 80-200 2,8 AFD; Velvia 50, treppiede. Iso nominali, quindi 50. In tempo di fotografia digitale, è opportuno specificarlo. Foto scattata durante la realizzazone di un articolo per la rivista Montebianco, di Edisport.

Il foglio appunti con alcune delle impostazioni iso, da utilizzare secondo le ottiche e le situazioni di ripresa

La Velvia 50, pellicola per diapositive di Fujifilm, era senza dubbio la mia preferita: nitidissima, grana ultra fine, colori saturi e molto intensi, contrasto molto forte. Lavorando per l’editoria (libri e riviste) si scattava sempre in diapositiva, per ottenere la maggiore qualità possibile. La Velvia era una grande pellicola, ma necessitava di un utilizzo molto consapevole. Misurare l’esposizione non era semplice e sbagliare anche di !/2 stop significava cestinare la fotografia. Per ottenere il migliore risultato era necessario, a mio avviso e per il mio modo di fotografare,  modificare gli ISO di volta in volta, a seconda delle ottiche e delle situazioni. Il tutto è spiegato da questo piccolo foglio di appunti, trovato quasi per caso in un plico di vecchi appunti. Una nozione per “antichi fotografi, anche se le pellicole per diapositive esistono ancora”. Sulla sinistra le ottiche utilizzate e sulla destra gli iso coi quali usare la diapositiva Fujichrome Velvia 50. Addirittura a 32 iso, in alcuni casi, per esempio col grandangolo 20-35, altrimenti le foto erano troppo sature e scure. Impensabile oggi, visto che abbiamo la possibilità di modificare gli iso per ogni scatto. Oppure 40 o 50 iso, per il teleobiettivo 80-200 2,8. Manca la taratura con il Nikkor 35-70 2,8 AFD. Strano. Probabilmente lo utilizzavo molto spesso con gli iso nominali, ovvero 50. Pensate cosa significava usare il Nikkor  20-35 2,8 AFD a 32 iso, magari diaframmato a f 11 o f 16 per ottenere profondità di campo estesa? Il tempo di posa conseguente, anche in giornate molto luminose, imponeva l’uso del treppiede, ai tempi il mio fido Manfrotto 190, Tra i più leggeri, ma non certo un peso piuma. Strano…anacronistico, forse interessante per chi si avvicina alla fotografia a pellicola.

 

 

Rifugio Marinelli Bombardieri, dalla Bocchetta di Caspoggio, in Valmalenco.

Una variante di questa foto, in formato verticale, è stata usata come copertina della rivista Oriobie.

Nikon F90x; Nikkor 35-70 2,8 AFD; Fujichrome Velvia 50.

Il Cimon della Pala, al tramonto. Nikon F 5, Nikkor 80-200 2,8 AFD; Velvia 50, treppiede. Iso nominali, quindi 50.

La parete Est del Monte Rosa, dal ghiacciaio del Belvedere, nell’anno 2001. Nikon F90x; Nikkor 20-35 2,8 AFD.

Fujichrome Velvia 50, tarata a 32 iso.

Eccola, in formato 135 (24 x 36 mm). Dal sito di Fujifilm

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