sospensione notturna 

di cesare re

Sospensione Notturna

Notte instabile e luce artificiale incerta

di Cesare Re

 

Nella serie “Sospensione Notturna”, ho cercato di vivere una deviazione radicale rispetto al mio consueto linguaggio fotografico, tradizionalmente fondato sulla chiarezza, sull’ordine e sulla monumentalità del paesaggio naturale. In questo caso, invece, mi avventuro in un territorio di percezioni instabili, in cui la notte e l’illuminazione artificiale diventano protagoniste non come semplici condizioni ambientali, ma come veri agenti che modificano la percezione e la visione. Alcune immagini offerte vogliono raccontare il tema di perdita: perdita di nitidezza, perdita di orientamento, perdita di una relazione rassicurante con il reale. Ma questa perdita non è un difetto tecnico né una rinuncia: è un gesto deliberato, concettuale, quasi una dichiarazione di intenti, favorita dal buio e dalla mancanza di luce. Strade illuminate e sovraesposte, con soggetti e oggetti troppo luminosi per essere ben leggibili, sembrano quasi ricordi soffusi e labili. Le luci artificiali divorano le ombre e invadono la forma, come un’ansia che scioglie i contorni delle cose.

La consapevolezza della visone di un ambiente urbano si contrappone alla solitudine e alla mancanza di persone. La città fantasma non è più luogo, ma diventa sentimento confuso con Immagini, volutamente mosse, incerte, come i pensieri disordinati e imprecisi, così come gli alberi, che emergono dalla nebbia o dal buio, quasi illuminati a spot, come attori in una scena teatrale. La vegetazione diventa un paesaggio di confine: tra visibile e invisibile, tra naturale e urbano, tra calma e inquietudine. Il mio orizzonte non è più il paesaggio di montagna, nitido e verticale, ma un orizzonte che si chiude, si sfoca e respira lentamente, senza mai mostrarsi veramente. La fotografia racconta qualcosa che non c’è, non è presente concretamente, come la purezza propria dei miei consueti paesaggi di montagna, illuminati dalla luce della natura. Qui, la luce artificiale, invece, è ostile e rivelatrice, meschina e poetica allo stesso tempo. Questo progetto fotografico propone una riflessione poetica sulla percezione notturna, sulla fragilità dello sguardo e sulla capacità dell’immagine di trascendere la realtà e di mostrare il proprio modo di sentire la notte.

Tutte foto con Fujifilm XT2 e Fujinon 27 mm 2,8

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