fotografare un paesaggio invisibile.

fotografia a infrarossi  

di cesare re

Infrarosso bianco e nero. Pala di San Martino, con la luce invisibile dell’infrarosso che “scava” nella texture della roccia. Nikon D7000 modificata con filtro IR 720. Nikkor 70-200 AFG f4. iso 100; f8; 1/160.

Fotografia digitale infrarosso  

Paesaggi irreali, onirici, con tonalità di colore quasi aliene, oppure strane monocromie, con bianchi intensissimi e nubi evidenti che si stagliano da un cielo di un grigio intenso, tendente al nero sono le peculiarità della fotografia infrarosso. L’infrarosso è una radiazione elettromagnetica, di lunghezza d’onda compresa tra 700 nanometri e 1 millimetro, non visibile dall’occhio umano che percepisce, invece, quella tra 700 e 400 nm. Sul sensore, invece, l’infrarosso è bloccato dal filtro IR / UV Cut (detto anche hot mirror). La fotografia a infrarossi è un genere fotografico che ha notevolmente beneficiato dell’avvento del digitale, grazie alle molteplici possibilità della post produzione. Come si scattano, quindi, immagini ad infrarosso?

 

Il Passo Cir, uno dei luoghi più suggestivi del Parco Puez Odle, con gli iconici torrioni di dolomia. Il primo scatto è stato convertito in bianco e nero. Il secondo con la classica post produzione del “falso colore”, ottenurta con l’inversione dei canali del rosso e del blu. L’inversione dei canali può essere considerata una “classica” della post produzione della fotografia infrarossi, anche se rimane un genere fotogradfico poco irregimentabile e poco prevedibile. Proprio questo, però, è il suo fascino. Personalmente, abituato, al rigore richiesto per la pubblicazione di fotografie su libri e riviste, trovo la fotografia infrarosso, una sorta di modo di evadere dalla realtà, posto che la fotografia si possa definire tale. Questo, però , è un altro discorso. Tra l’altro, ho pubblicvato sulla rivista Montagne 360 (rivista del Club Alpino Italiano) un interessante portfolio sulle Dolomiti, fotografate con l’infrarosso e convertite in bianco e nero. Nikon D7000 modificata con filtro IR 720. Nikkor 70-200 AFG f4. iso 100; f8; 1/500. Focale 185 mm.

Infrarosso con i filtri

Il modo più semplice per iniziare è quello di porre un filtro specifico sull’ottica, montata su una fotocamera normale, senza alcuna modifica. Esistono filtri di diverse gradazioni che bloccano una certa quantità di luce visibile, per lasciare passare solo l’infrarossa o una sua parte. Si possono suddividere in tre categorie che bloccano la luce fino a: da 550 a 590 nanometri, da 700 a 800 nm e da 900 a 1200 nm. I filtri sino a 600 nm lasciano passare parecchia luce visibile, mischiandola con l’infrarosso, originando immagini colorate, per esempio con vegetazione sul giallo e cielo sul blu. La categoria da 700 a 800 blocca la luce visibile parzialmente, consentendo foto leggermente colorate; un esempio sono i classici Cokin Infrared 89B e l’Hoya Infrared R72, ideali per iniziare. Ci sono poi moltissime altre marche di varie gradazioni, come hoya, k e f concept, Kolari vision, ecc. I filtri da 900 a 1200 nm, invece, schermano totalmente la luce visibile, consentendo solo scatti in bianco e nero, con contrasti elevati. Ovviamente, a seconda del tipo di post produzione, si possono ottenere immagini in bianco e nero anche con filtri da 590 nm. Tutte queste tonalità o monocromie si riferiscono a file raw post prodotti, in quanto il file “out of camera” risulta sempre di tonalità rossa o violacea, scattando con il bilanciamento del bianco in auto. Con i filtri sull’ottica, i tempi di posa sono lunghi, da una decina fino ad oltre 30 secondi. Non è, quindi, possibile fotografare senza il treppiede e non si possono riprendere soggetti in movimento. E’ necessario inquadrare e mettere a fuoco prima di montare il filtro, in quando la sua densità è molto intensa e non consente di guardare attraverso il mirino delle reflex. Diverso il discorso se si usa una mirrorless, oppure una reflex moderna dotata di live view che consente di vedere o intravvedere il soggetto, anche con filtro, a seconda della sua gradazione. Anche l’esposimetro non è efficace ed è necessario calcolare l’esposizione manualmente, andando per tentativi. Vantaggio importante è che la fotocamera non subisce alcuna modifica permanente.

Funzionamento: Si monta un filtro IR (o passa-alto), davanti all’obiettivo. Questo filtro blocca la maggior parte della luce visibile, lasciando passare principalmente solo la radiazione infrarossa. Se la sua gradazione è intorno ai 550 o 590 nm, invece, un po’ di luce visibile sarà in grado di raggiungere il sensore, mischiandosi all’infrarosso e originando tonalità con colori inconsueti, dopo accurata posto produzione.

Svantaggi: Poiché le fotocamere digitali moderne hanno un filtro interno (chiamato filtro hot mirror o IR-cut) posto davanti al sensore per bloccare l’IR, solo una piccola quantità di radiazione infrarossa riesce a passare. Questo comporta la necessità di tempi di esposizione molto lunghi (spesso diversi secondi o minuti), rendendo indispensabile l’uso di un treppiede e limitando i soggetti a scene statiche. Tra l’altro, sarà necessario mettere a fuoco il soggetto, prima di montare il filtro che, se molto denso, impedisce sia la messa a fuoco manuale, sia l’autofocus. 

Sass Maor e Velo della Madonna, con la luce bassa e radente che precede il tramonto. Il mix tra luce radente e luce infrarossa tende a “scavare” la roccia e a rendere la materia molto evidente, così come le nuvole. Nikon D7000 modificata con filtro IR 720. Nikkor 70-200 AFG f4. Iso 100: f8; 1/200

La modifica della fotocamera

La conversione a infrarossi di reflex o mirrorless è un passo importante, Ci sono due principali possibilità di modificare la fotocamera. La prima consiste nel rimuovere il filtro IR / UV Cut, dal sensore, sostituendolo con un apposito filtro infrarosso. Nel secondo caso, il filtro rimosso non viene sostituito; la fotocamera è detta “Full Spectrum” ed è necessario utilizzare filtri infrarosso sull’ottica. Nel primo caso, si sostituisce il filtro tolto, con uno apposito, come quelli descritti precedentemente. In genere si utilizza il filtro IR 720 che consente di convertire poi gli scatti sia in bianco e nero sia in falso colore. Una volta subita questa modifica la fotocamera non potrà più essere utilizzata per scattare immagini “normali” (a meno di non montare sull’ottica un filtro IR / UV Cut). Rispetto all’uso dei filtri IR sull’ottica, però, i tempi di posa saranno più veloci, consentendo di lavorare a mano libera. Da ricordare che il filtro IR / UV Cut, in una reflex, è determinante anche per il funzionamento dell’autofocus. Sostituendolo con un altro filtro sul sensore, con un lavoro attento e preciso di taratura AF, si mantiene la possibilità di mettere a fuoco con precisione. Lasciando, invece, la fotocamera reflex senza filtro sul sensore, possono esserci alcuni problemi di autofocus. Su mirrorless e utilizzando una reflex dotata di live view, invece, non dovrebbero esserci problemi. La messa a fuoco della luce invisibile, tra l’altro, si trova su un piano leggermente diverso, a prescindere. In alcune ottiche ci sono appositi riferimenti, sulla ghiera di messa a fuoco. Nella fotografia di paesaggio non è un problema e, in molti casi, è sufficiente usare diaframmi più chiusi, aumentando la profondità di campo. Attenzione! Più chiudiamo il diaframma e più rischiamo decadimento della qualità generale, a causa della diffrazione. Se la nostra reflex è dotata di live view, le possibilità che l’autofocus sia efficace sono maggiori. Con una mirrorless, le prestazioni dell’autofocus saranno ancora migliori. Il vantaggio di operare con una fotocamera Full Spectrum è, invece, la possibilità di decidere, di volta in volta, la gradazione del filtro da apporre sull’ottica, scegliendo, quindi, il tipo di scatto che si vuole ottenere (falso colore bianco e nero). Volendo “riportare” la full spectrum alla sua funzione originale di fotocamera per la luce visibile, è possibile montare sull’ottica un filtro IR / UV cut (come quello tolto precedentemente dal sensore). Tra l’altro esistono filtri che si possono usare solo su fotocamere full spectrum, come i seguenti di Kolari Vision: 

Kolari IR Chrome (e IR Chrome Lite): filtro per il falso colore che ricrea il look della pellicola Kodak Aerochrome (vegetazione rosso acceso/fucsia e cieli blu) direttamente in camera. 

Kolari 590nm (Infrared Gold): non è un normale filtro da 590 mm, ma uno specifico filtro per full spectrum che lascia passare la luce dai 590nm in su e permette di catturare molto spettro visibile (arancione, rosso) insieme all’infrarosso. Restituisce cieli blu intensi e foglie color oro/giallo brillante dopo l’inversione dei canali nei software di fotoritocco.

 

 

La natura si riprende e si riappropria di tutto. Naviglio Grande, Abbiategrasso. La conversione in bianco e nero esalta l’effetto della clorofilla presente nella vegetazione, in piena estate e in piena luce.  Nikon D70s, modificata con filtro IR 720 nm. Iso 200; f11; 1/100. La vecchia, antica, quasi ancestrale Nikon D70 è una delle fotocamere più semplici da modificare per la fotografia infrarosso. Sono molti i laboratori speciapizzati che tolgono il filtro originale che blocca l’infrarosso e lo sostituiscono con un filtro infrarosso apposito, ingenere il ir 720. Assicuratevi che la messa a fuoco sia tarata appositamente, per la luce invisibile,  

Zone agricole del Parco del Ticino Lombardo. Il falso colore esalta il colore del campo, dal quale spiccano alcuni papaveri in primo piano. Nikon D70s, modificata con filtro IR 720 nm. Iso 200; f14; 1/160.

Conversione della Fotocamera in breve

È il modo migliore per ottenere risultati di alta qualità e sicuramente il più pratico. Non allunga i tempi di posa a dismisura, come con l’uso dei filtri ir, da montare sull’ottica.

  • Procedimento: si rimuove il filtro IR-cut interno davanti al sensore e lo si sostituisce con un filtro IR dedicato (ad esempio, a 720 nm, 850 nm o 900 nm) oppure con un vetro neutro (Full Spectrum). La conversione deve essere eseguita da centri specializzati. 
  • Conversione con filtro dedicato: La fotocamera diventa una macchina fotografica IR pura, permettendo tempi di esposizione normali (anche a mano libera) ma scattando solo nell’infrarosso (non è più utilizzabile per la fotografia a luce visibile).
  • Conversione Full Spectrum: La fotocamera cattura l’intero spettro (UV, Visibile e IR). In questo caso, si dovrà utilizzare un filtro IR esterno (con gradazione da scegliere di volta in volta), ma i tempi di scatto saranno drasticamente ridotti, rispetto all’uso dei filtro su fotocamera normale.

In entrambi i casi, aziende specializzate possono effettuare l’intervento e tarare anche l’autofocus, operazione molto importante per le reflex, soprattutto per quelle più datate senza il live view, ma anche per le altre. Le mirrorless, invece, dovrebbero mantenere la funzionalità dell’autofocus, a prescindere.

Ottiche

Gli obiettivi che usiamo normalmente per le nostre fotocamere sono, ovviamente, ottimizzati per scattare con la luce visibile, sia per limitare le aberrazioni cromatiche (aloni luminosi intorno ai bordi di alcuni soggetti), sia per minimizzare flare e difetti che appaiono in controluce. In infrarosso, invece, non tutte le ottiche consentono risultati di buon livello, anche se normalmente sono di elevata qualità. Ci sono anche lenti economiche che, invece, hanno una resa più che accettabile. Quasi tutti gli obiettivi hanno problemi di flare, soprattutto se si scatta in controluce. Meglio non includere, quindi, il sole in inquadratura e scattare con il sole alle spalle. Un elenco delle ottiche che hanno una buona resa in infrarosso è presente sul sito di Kolari Vision

Hot Spot

Il problema peggiore è, però, il cosiddetto Hot Spot, ovvero una sorta di grande cerchio irregolare, un bagliore luminoso che appare generalmente nel centro della foto. Come possiamo sapere quali sono le ottiche afflitte dal problema dell’Hot Spot? Il modo migliore è provarle, soprattutto testare l’abbinamento delle varie lenti con il sensore della propria fotocamera. Ci sono, per esempio, zoom che subiscono il problema solo ad alcune focali, in genere quelle più ampie. Le focali fisse, soprattutto quelle più datate, sembrerebbero subire meno il problema, probabilmente avendo uno schema ottico più semplice, con meno lenti. In alcuni casi può essere che tra i fattori che determinino questo problema ci sia anche il meteo, magari l’umidità. In realtà, ad oggi, non esiste una casistica precisa ed è necessario provare. Esiste, però, anche il sito Kolari Vision (www.kolarivision.com) con una precisa lista di obiettivi affetti, o meno, dal problema Hot Spot. Nel caso appaia, comunque, non si può far altro che eliminarlo con un paziente lavoro di post produzione. Forse è meglio cambiare obiettivo…Personalmente ho riscontrato sorprese in alcune vecchie ottiche che hanno buona resa, sia come nitididezza, sia come assenza di hot spot, come: Nikkor 28 2,8 afd; Nikkor 18 3,5 AIS, Nikkor 50 2 AI; persino il Nikkor 24-120 3,5/5,6 afd, non certo un esempio di qualità, in abbinamento alla Nikon D70s modificata funziona molto bene. Ottimi i Nikkor 17-35 2,8 AFG e il 70-200 4 AFG, anche abbinati alla Nikon D7000 modificata. Pessimo, invece, il micro Nikkor 105 2,8 AFD, un’ottica di ottima qualità, nel suo normalem utilizzo, in fotografia in luce visibile. Il Nikkor 24-70 2,8 AFG, invece, soffre di Hot Spot, dalle focali di 24 a 40 mm. Eppure è tra i migliori obiettivi che ho avuto in mano, in quasi 30 anni di professione e di pubblicazioni su libri e riviste di carta patinata. Insomma, nella fotografia infrarosso tutto cambia, persino la funzionalità degli obiettivo.  

Rumore digitale

Se si usano filtri sull’ottica, i lunghi tempi di scatto suggerirebbero di aumentare gli iso per abbreviare le pose. Sarà opportuno prestare attenzione al rumore, ben presente anche nelle immagini in luce invisibile. La sua entità dipende dal sensore della fotocamera. In linea di massima, possiamo dire che sino ai 400 iso è minore rispetto agli scatti con la luce visibile. Dopo gli 800 iso la sua invadenza diviene maggiore, rispetto a corrispondenti foto scattate con la luce visibile. Da considerare anche il meno conosciuto rumore termico, ovvero quello dovuto alle lunghe esposizioni. Se si scatta con i filtri, per esempio, saranno necessari tempi di posa lunghi, anche nell’ordine di 15, 30 secondi. Questo può “scaldare” il sensore e originare il cosiddetto rumore termico. Oltre al rumore digitale, è opportuno prestare attenzione agli artefatti digitali che potrebbero insorgere, dopo la post produzione, procedimento che, spesso, in infrarosso è abbastanza laborioso. 

Scattare al sole, in piena luce

La radiazione infrarossa è particolarmente legata al sole e al calore. Le stagioni migliori per scattare sono, quindi, la primavera e l’estate, in orari centrali della giornata. L’infrarosso diventa, quindi, un’opportunità per i fotografi più stacanovisti che possono scattare immagini in luce visibile di mattina presto e di sera tardi e con la luce invisibile nelle ore più clade e con il sole più alto. Si consiglia di fotografare sempre con il sole di spalle. Includere il sole in inquadratura significa avere quasi sempre riflessi indesiderati, molto più evidenti rispetto alla fotografia visibile. La luce limpida e pulita, per esempio quella delle giornate ventose, è l’ideale per riprodurre i dettagli del soggetto e ottenere immagini molto definite. Sono queste condizioni frequenti in autunno e inverno. Nelle stagioni fredde, però, l’effetto di “riflessione” della vegetazione è nettamente minore e le piante producono meno clorofilla, elemento importante nella fotografia infrarosso che, per esempio, nelle immagini in bianco e nero estivo, consente di ottenere quel caratteristico bianco intenso che è diventato uno dei codici della fotografia infrarosso bianco e nero.

Paesaggio Infrarosso

Abbiamo parlato di infrarosso in bianco e nero e di falso colore che sono le possibilità principali offerte dalla fotografia con luce invisibile. In entrambi i casi i paesaggi più adatti sono quelli ricchi di clorofilla, la cui notevole presenza consente di ottenere una vegetazione con bianchi intensissimi, nella fotografia monocromatica, e tonalità particolari, negli scatti in falso colore. L’effetto è diverso a seconda della tipologia di piante e non è facilmente prevedibile. Anche questo, però, è il bello dell’infrarosso. Altro elemento determinante è la presenza di nubi che si staglieranno dal cielo e risulteranno essere molto più nette e con i contorni molto più marcati, rispetto alla corrispondente fotografia con luce visibile. Anche la nebbia e la foschia sortiscono effetti particolari e risultano essere attenuate, molto più fine di quanto non siano in realtà. L’acqua, altro elemento importante nella fotografia di paesaggio, tende, invece, ad assorbire la radiazione infrarossa e diventa piuttosto scura, a volte anche quasi nera, nella fotografia in monocromia. La radiazione infrarossa è particolarmente legata al sole e al calore. Le stagioni migliori per scattare sono, quindi, la primavera e l’estate, in orari centrali della giornata. Meglio scattare con il sole di spalle, per evitare riflessi indesiderati. Le giornate ventose sono l’ideale per riprodurre i dettagli del soggetto e ottenere immagini molto definite.

E in montagna? 

Fotografare la montagna con la luce invisibile dell’infrarosso può dare notevoli soddisfazioni. Ritrarre le montagne con l’infrarosso significa ottenere immagini con dettagli finissimi e molto netti. Questa luce, infatti, “scava” nella materia, eviodenziando la texture, rendendo molto evidente la trama della roccia, delle morene, così come le nuvole nel cielo. Poco sopra, ho suggerito di scattare in piena luce, perchè la radiazione infrarosso è più netta. E’ anche vero, però, che una luca bassa e radente, vicina all’ora dell’alba e del tramonto, contribuirà ad evidenziare ulteriormente la metera della montagna.

Post produzione

Per descrivere il procedimento di post produzione per l’infrarosso, servirebbe un vero e proprio libro, soprattutto perché i risultati sono poco prevedibili. Ma, infondo, è proprio questo il bello di questo genere di fotografia. Mentre nel bianco e nero infrarosso, possiamo ragionare sul bianco intenso della vegetazione, che diviene un punto di partenza e di riferimento, per il falso colore non ci sono veri e propri codici, non c’è, quindi un preciso linguaggio espressivo. Stiamo, infatti, utilizzando una luce invisibile all’occhio che crea un genere fotografico molto interpretabile, con risultati molto personali e diversi di volta in volta. In fase di ripresa, infatti, il nostro file raw restituirà un’immagine totalmente rossa o violetta, a seconda della tipologia di luce e della riflessione del soggetto. Qualsiasi sia il risultato che ci siamo prefissi, sarà necessario un attento e corposo lavoro in post produzione. Sia per ottenere un infrarosso in bianco e nero, sia per uno scatto in falso colore, scatteremo in raw, con il bilanciamento del bianco in automatico. In camera raw (o programmi simili), per prima cosa si modifica il bilanciamento del bianco, da “come scatto” a “personale”. Si utilizzerà poi lo strumento contagocce del bilanciamento del bianco, puntandolo sulla foto, precisamente su una parte del paesaggio idonea, generalmente sulla vegetazione. La foto muterà radicalmente, in questo primo passaggio. E’ già possibile lavorare su alcuni parametri, in camera raw, come luminosità, contrasto, vividezza, chiarezza e così via. Ora si importa la foto in photoshop, per ottenere una foto in bianco e nero o in falso colore. I puristi obietteranno che la scelta tra colore e bianco e nero è da farsi già in fase di scatto! L’infrarosso, però, richiede mentalità molto aperta… Si può anche utilizzare la funzione di tono automatico o colore automatico, appena importato il file che già contribuisce a sostanziali modifiche. Per convertire la foto in bianco e nero, si procede come di consueto: immagini >regolazioni > bianco e nero. Si continua poi agendo sulle tonalità come rosso, blu, ecc., secondo i risultati prefissi, utilizzando anche tutte le altre funzioni del software che si ritiene necessario, come per il procedimento di post produzione per le immagini in luce visibile. Nulla vieta di usufruire successivamente di altri plug in o programmi di post produzione, come per esempio Silver Exef Pro. Per ottenere, invece, immagini “infrarosso falso colore”, si torna al punto di partenza, ovvero all’apertura dell’immagine in photoshop, dopo aver modificato il bilanciamento del bianco in camera raw. Ora si utilizza il procedimento di inversione dei canali, uno dei pochi “punti fissi” nella post produzione del falso colore: immagini > regolazioni > miscelatore canale. Nel canale del rosso, si porta la tonalità rossa a zero e il blu a 100. Senza salvare, si apre il canale del blu, azzerando il blu e portando il rosso a 100. In questo modo si recuperano le tonalità del cielo, con una sorta di azzurro – blu, simile a quello della luce visibile, ma comunque molto peculiare.

 

L’immagine infrarossa, scattata in raw (nef di Nikon, in questo caso), deve essere modificata nel bilanciamento del bianco. In questo caso, in Camera Raw, ho puntato il contagocce sulla parte delle rocce. Se ci fosse stata una buona quota di vegetazione, avrei puntato su questa, come si una fare nel paesaggio infrarosso. Nikon D7000 modificata con filtro IR 720; Nikkor 17-35 AFS 2,8. Iso 100; f8; 1/200. 

Dopo il bilanciamento del bianco, ho convertito la foto in monocromia. Si praticano, successivamente, tutte le normali operazioni di post produzione, su livelli, curve, contrasto, ecc. ecc. Nikon D7000 modificata con filtro IR 720; Nikkor 17-35 AFS 2,8. Iso 100; f8; 1/200.

Sempre partendo dal bilanciamento del bianco, in camera raw, ho poi modificato l’immagine in flaso colore, una delle poche tecniche di post produzione che possono essere “codoficate” , per quanto riguarda la lavorazione delle immagini in infrarosso che, per loro stessa natura, sono poco prevedibili e irregmentabili. Oltre al bianco e nero e al falso colore, si possono ottenere, infatti, svarraite tipologie di immagini. L’infrarosso, infarri, non esiste, per come lo vediamo. O meglio, esiste, ma non siamo in grado di percepirlo, di vederlo. Possiamo, quindi interpetarlo on vari modi. Anche come nella foto sotto, per esempio. Nikon D7000 modificata con filtro IR 720; Nikkor 17-35 AFS 2,8. Iso 100; f8; 1/200.

Questo caso è decisamente diverso dai precdenti, da quelli che possiamo definire “classici dell’infrarosso”. In questo caso, sono intervenuto con il miscelatore canale, azzerando solo il rosso e lasciando invariato tutto il resto. Nikon D7000 modificata con filtro IR 720; Nikkor 17-35 AFS 2,8. Iso 100; f8; 1/200.

Infrarosso in pellicola 

Prima dell’avvento del digitale, scattare all’infrarosso significava utilizzare pellicole apposite, come la Kodak Infrared High Speed, obbligatoriamente da associare a filtri specifici. La fotocamera andava caricata totalmente al buio. La vegetazione veniva riprodotta con un caratteristico colore tra il rosso e il fucsia, un effetto che da un lato non consentiva di personalizzare il risultato finale, ma dall’altro creava una sorta di codice fotografico, riconducendo immediatamente le sue foto come scattate proprio con quell’emulsione. Oggi esiste la pellicola Rollei Infrared, una normale pancromatica 35 mm, che con filtri IR è in grado di registrare la luce invisibile. Può anche essere caricata in luce attenuata e non totalmente al buio. Ha una sensibilità nominale di 400 iso. Con il classico filtro da 720 perde vari stop sino a divenire una 12 o 25 iso. Interessante la possibilità, con la stessa pellicola, di scattare normai foto in bianco e nero, oppure in bianco e nero infrarosso, montando o meno il filtro. La Lomography distribuisce la pellicola infrarosso Efke, da 35 mm, con sensibilità spettrale sino a 820 nm, con contrasto alto e i bianchi della vegetazione e della pelle molto intensi.

 

Posso simulare la fotografia infrarosso in post produzione? 

No! O meglio, dipende da cose intendi per simulare. Si può cercare di accentuare alcuni parametri, per assimilarli all’estetica dell’infrarosso, oppure usare alcuni filtri presenti in alcuni programmi di post produzione, ma l’effetto non sarà mai quello proprio e peculiare dell’infrarosso vero e proprio. La fotografia infrarosso è un insieme di irrealtà, irrazionalità e interpretazione, un genere di fotografia a sé stante, non replicabile, quindi, con la sola post produzione, in quanto non è possibile simulare qualcosa che non si vede ad occhio nudo, così come non è possibile, allo stesso modo, accentuare la finezza e la nitidezza di alcuni dettagli o “dissipare” una coltre nebbiosa. Non si può modificare ciò che non c’è, o meglio, ciò che non si vede. 

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